Antonio Tabucchi – Racconti con figure – Sellerio Editore Palermo

«Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto ‘prigioniero’ davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l’enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico».

Francesco Carofiglio – Radiopirata – Marsilio

Arrivò con la sua vecchia automobile, una Citroën ds, ereditata dal padre. L’auto aveva un unico sedile anteriore, di pelle marrone, e il volante era grande quanto quello di un camion. Scese dinanzi al sagrato della chiesa, aveva viaggiato tutta la notte. In giro non c’era nessuno. Due leoni di marmo reggevano le colonne all’ingresso dell’edificio. Fece qualche passo, fino al portale. Toccò la pietra fredda, poi guardò la piazza, era da poco passata l’alba. Solo qualche rumore di stoviglie, gli sembrava di vederle quelle case, donne che preparavano il caffè e uomini che si alzavano, l’odore saturo della notte. Un uomo vestito di nero attraversò la piazza in bicicletta. Era piccolo e con il naso schiacciato. Posò la bici e si avvicinò.

Gianrico Carofiglio – Ragionevoli dubbi – Sellerio Editore Palermo

Quando Margherita disse che doveva parlarmi, pensai che aspettasse un bambino. Era un tardo pomeriggio di settembre. Con tutta la luce drammatica dell’estate che finisce, che preannuncia la penombra e i misteri dell’autunno. Un buon momento per sapere che diventerai padre, pensai distintamente mentre ci sedevamo in terrazza, il sole basso alle nostre spalle.

Rosa Montero – Storia del re trasparente – Frassinelli

Sono donna e scrivo. Sono plebea e so leggere. Sono nata serva e sono libera. Ho visto nella mia vita cose meravigliose. Ho fatto nella mia vita cose meravigliose. Per qualche tempo, il mondo è stato un miracolo. Poi è ritornata l’oscurità. Ora la penna mi trema fra le dita ogni volta che l’ariete si accanisce contro la porta, un solido portone di legno e metallo che non tarderà a schiantarsi. Pesanti uomini di ferro, madidi di sudore, si accalcano contro l’ingresso. Vengono a prenderci. Le Buone Donne pregano. Io scrivo.

Edoardo Nesi – Storia della mia gente – Bompiani

Nel settembre del 2004, il 7 settembre del 2004, ho venduto l’azienda tessile della mia famiglia. Nata come tessitura negli anni venti, era diventata lanificio subito dopo la guerra, col nome piuttosto impegnativo di Lanificio T.O. Nesi & Figli S.p.A. Dietro di me, mentre scrivo, è appeso l’ingrandimento di una foto in bianco e nero della tessitura, datata 1926. Tre telai giganteschi sono circondati da uomini, donne e bambini che fissano attenti l’obbiettivo della macchina fotografica. Da una parte, con l’occhio fosco e il cappello sulle ventitré, c’è mio nonno, Temistocle Nesi.

Chiara Frugoni – Storia di Chiara e Francesco – Einaudi

Nell’Abbazia di Northanger di Jane Austen, due dame conversano a proposito delle letture preferite. La prima dice: «Io posso anche leggere poesie, teatro e cose del genere, e non mi dispiacciono i libri di viaggio; l’unica cosa che non riesce ad interessarmi è la storia, la storia vera, solenne. E a voi?» L’altra risponde: «A me sì, a me la storia piace moltissimo». «Vorrei che piacesse anche a me, – continua la prima , – ma non ci trovo nulla che non mi annoi e non mi stanchi. In ogni pagina papi e re che litigano, pestilenze, gli uomini sono tutti buoni a nulla e di donne non si parla mai. E’ molto noiosa, eppure penso che è strano che sia così noiosa, perché per buona parte dev’essere invenzione».

Robert A. Heinlein – Straniero in terra straniera – Fanucci

C’era una volta, quando il mondo era giovane, un marziano di nome Valentine Michael Smith. I componenti della prima spedizione umana su Marte erano stati selezionati in base al postulato che il più grande pericolo che l’uomo potesse incontrare nello spazio fosse l’uomo stesso. A quei tempi, a solo otto anni terrestri dalla fondazione della prima colonia terrestre sulla Luna, qualsiasi viaggio interplanetario compiuto da esseri umani doveva essere effettuato necessariamente attraverso pericolose orbite semielleittiche a doppia tangente in caduta libera.

Paola Mastrocola – Togliamo il disturbo – Guanda

C’era un geniale programma della Rai, si chiamava Specchio segreto e andò in onda nel 1965, poi in replica nel 1977: veniva piazzata una telecamera nascosta, e un attore interagiva con persone comuni che non sapevano di essere riprese. Il risultato erano scenette comicissime, scanzonate e surreali. Ad esempio quella in cui il regista Nanni Loy entrava in un bar, faceva finta di essere uno come gli altri, prendeva una brioche al banco e, con fare indifferente, la intingeva nel cappuccino dell’ignaro avventore che gli stava accanto.

Luciano De Crescenzo – Tutti santi – Rizzoli

Negli Atti degli Apostoli c’è un episodio significativo. Si legge che i discepoli di Cristo si riunirono proprio attorno ad alcune donne e in particolare a Maria. Significa che la Chiesa sarebbe cresciuta anche grazie a lei. Il culto che si riserva alla Madonna si chiama iperdulia, mentre il culto per i santi si chiama dulìa, dunque è di rango inferiore. La parola dulìa deriva dal greco e vuol dire ‘servitù’, indica quindi la nostra devozione nei confronti dei santi.

Marco Presta – Un calcio in bocca fa miracoli – Einaudi

Sono un vecchiaccio. Dovrei dire che sono una persona anziana, come mi hanno insegnato i miei genitori per i quali chiunque, anche un infanticida antropofago, arrivato a una certa età meritava rispetto. La verità, però, è che sono un vecchiaccio. Mi lavo poco, mi rado una volta alla settimana e giro per il quartiere indossando un cappotto che, dopo la mia prostata, è la cosa più malridotta che mi porto dietro. Negli ultimi quindici anni mi sono lasciato andare, come fanno certi calciatori quando capiscono che la partita è persa e allora smettono di giocare e cominciano a dare calcioni agli avversari. Mangio porcherie di tutti i generi, fumo molto, scorreggio in ascensore. Scaracchio per strada, ma solo quando qualcuno mi guarda. E poi rubo le biro.

Javier Marías – Un cuore così bianco – Einaudi

Non ho voluto sapere, ma ho saputo che una delle bambine, quando non era più bambina ed era appena tornata dal viaggio di nozze, andò in bagno, si mise davanti allo specchio, si sbottonò la camicetta, si sfilò il reggiseno e si cercò il cuore con la canna della pistola di suo padre, il quale si trovava in sala da pranzo in compagnia di parte della famiglia e di tre ospiti.

Simonetta Agnello Hornby – Un filo d’olio – Sellerio Editore Palermo

Il trasloco a Mosè avveniva in più riprese. Di prima mattina Paolo, l’autista, caricava sulla jeep valigie, pacchi e detersivi e portava in avanscoperta Filomena e Caterina perché pulissero la casa e sistemassero le provviste nel riposto prima del nostro arrivo, nel pomeriggio. Il tragitto da Agrigento, dove abitavamo, alla nostra casa di campagna, in contrada Mosè, era breve – non più di venti minuti – e Paolo ritornava in città dopo colazione per fare un secondo carico e prendere gli altri tre passeggeri: Julinka, o Giuliana, come la chiamavamo noi, la bambinaia ungherese; Francesca, sorella di Filomena e cameriera «fine» di mamma rimasta a casa per servire a tavola i miei genitori; e io. La jeep avrebbe seguito la Lancia 1700 – un copué amaranto, il solo in tutta Agrigento – guidata da papà, con accanto mamma che teneva in braccio mia sorella Chiara.

Paul Torday – Vita avventurosa di Charlie Summers – Elliot Edizioni

I soldi sbucarono dal nulla. Nei primi anni del primo decennio del nuovo secolo un’ondata mai vista di soldi investì il mondo. I giornali lo definivano un ‘tsunami di ricchezza’, con un entusiasmo che lasciava poco spazio alla precisione, ma dava un’idea perfetta di come la vivessimo noi del mondo della finanza. Banche d’affari, fondi speculativi, intermediari, creditori ipotecari, banche al dettaglio: riempivano chiunque di denaro. Volevi comprarti una casa? Ci pensavano loro a prestarti il necessario, più qualche altra decina di migliaia di sterline per i tappeti, le tende e l’imposta di bollo e magari, a transazione conclusa, ti restavano anche due soldi per una bella vacanza. Bastava firmare nell’apposito spazio. Non era indispensabile dimostrare di avere un reddito; bastava soltanto metterci una firma.

Andrea Vitali – Zia Antonia sapeva di menta – Garzanti

Invisibile ma presente. Inconfondibile. Solo lui era così. E sembrava impossibile che fosse lì dentro. Eppure… Entrato nella stanza, Ernesto Cervicati si era improvvisamente fermato davanti a quel muro fantasma, ma dotato di una sua solidità. Aveva annusato. Una, due, tre volte, tirando su discretamente con il naso. Non c’era da sbagliarsi, era odore di aglio.

John Fante – 1933. Un anno terribile – Einaudi

Era duro, l’inverno del 1933. Quella sera, arrancando verso casa attraverso fiamme di gelo, con le dita dei piedi che mi bruciavano, le orecchie che andavano a fuoco, e la neve che mi turbinava intorno come un nugolo di suore furibonde, mi fermai di colpo. Era giunto il momento di tirare le somme. Con la pioggia o col sereno c’erano delle forze al mondo che cercavano di distruggermi.

Michela Murgia – Accabadora – Einaudi

Fillus de anima. E’ così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai. Quando la vecchia si era fermata sotto la pianta del limone a parlare con sua madre Anna Teresa Listru, Maria aveva sei anni ed era l’errore dopo tre cose giuste. Le sue sorelle erano già signorine e lei giocava da sola per terra a fare una torta di fango impastata di formiche vive, con la cura di una piccola donna.

Gaetano Cappelli – Canzoni della giovinezza perduta – Marsilio

I want a lips to lips / round your pelvis / move your hips / honey / honey / my boss has taken all my heart / and now it’s tearing it apart. Linda di Franco Ha fermato l’auto. Ha acceso la radio. L’ha sfilata da dietro il mio sedile. Sono rimasto in silenzio, contro lo schienale. Ha sospirato infilandola nella plancia. Guardo le luci della città, di sotto: vista di qui sembra perfino bella. E tutto così nitido, preciso. Guardo il riflesso verdino dello stereo. L’ha comprato con i soldi del suo primo stipendio. Penso al giorno che è arrivata in ufficio.

David Grossman – Che tu sia per me il coltello – Mondadori

3 aprile Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso. Ti ho vista l’altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato ‘professoressa’. Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. E’ tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo.