Simonetta Agnello Hornby – Camera oscura – Skira

Stridio di freni, sfrigolio di ruote sulle rotaie, poi lenti sbuffi di vapore e infine il fischio acuto del capostazione – il direttissimo Londra-Oxford delle dodici e dieci s’era fermato ansante al binario numero due, i vagoni di prima classe perfettamente allineati davanti alle vetrate dell’atrio della stazione.

Simonetta Agnello Hornby – Un filo d’olio – Sellerio Editore Palermo

Il trasloco a Mosè avveniva in più riprese. Di prima mattina Paolo, l’autista, caricava sulla jeep valigie, pacchi e detersivi e portava in avanscoperta Filomena e Caterina perché pulissero la casa e sistemassero le provviste nel riposto prima del nostro arrivo, nel pomeriggio. Il tragitto da Agrigento, dove abitavamo, alla nostra casa di campagna, in contrada Mosè, era breve – non più di venti minuti – e Paolo ritornava in città dopo colazione per fare un secondo carico e prendere gli altri tre passeggeri: Julinka, o Giuliana, come la chiamavamo noi, la bambinaia ungherese; Francesca, sorella di Filomena e cameriera «fine» di mamma rimasta a casa per servire a tavola i miei genitori; e io. La jeep avrebbe seguito la Lancia 1700 – un copué amaranto, il solo in tutta Agrigento – guidata da papà, con accanto mamma che teneva in braccio mia sorella Chiara.

Simonetta Agnello Hornby – La monaca – Feltrinelli

La luce soffice del mattina entrava dal lucernario e si diffondeva in basso, esaltando il marmo rosato della scala barocca. ‘Allestitevi, don Totò!’ gridava Annuzza. In punta di piedi, si sporgeva dalla balaustra e accompagnava le parole con ampi gesti: ‘Allestitevi, Sua Eccellenza vi aspetta!’. Il cameriere reggeva tra le braccia una grande cesta a fondo largo, coperta da un panno pesante. Ansava a ogni scalino, ma non rallentava, il profumo di pane caldo, olio d’oliva, sarde salate e origano bruciato dava vigore alle sue ginocchia logore.