Per gli altri, per tutti i presenti all’infuori di Petit Louis, non accadeva niente di speciale né in cielo né in terra, era soltanto una di quelle ore rosseggianti come se ne vedono spesso la sera a Le Lavandou, allorché nel cielo rinfrescato piomba improvvisa la quiete, cristallizzando gli oggetti e i suoni. Un ricordo abbastanza suggestivo, insomma, da conservare tra le cartoline e le conchiglie. Come si stava bene!
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Roddy Doyle – Dentro la foresta – Tea
I due ragazzi guardarono gli occhi del cane. «Di che colore sono?» chiese Johnny. «Non lo so» disse Tom. I ragazzi non avevano mai visto niente che assomigliasse a quegli occhi. Non esisteva un nome per quel colore. «Azzurri?» fece Tom. «No» rispose Johnny. «Turchesi?» «No, non esattamente.»
Ruggero Cappuccio – Fuoco su Napoli – Feltrinelli
Al massimo tra cinque mesi Napoli finirà di esistere. Al massimo tra cinque mesi Napoli non ci sarà più. I Campi Flegrei ci stanno preparando il benservito. La città sarà distrutta. Ci sarà una violenta esplosione iniziale. Si formerà una colonna eruttiva che darà vita a gas incandescenti, frammenti di magma e di rocce che saranno scagliati a decine di chilometri di altezza. Qui, generalmente, i venti dominanti spirano da nord-ovest, che poi è la stessa direzione del maestrale. Per questo le eruzioni vesuviane e flegree deformano le colonne verso sud-est e per questo Napoli, fino a oggi, si era salvata. Ma questa volta sarà diverso.
Paolo Sorrentino – Hanno tutti ragione – Feltrinelli
Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Umberto Eco – Il cimitero di Praga – Bompiani
Il passante che in quella grigia mattina del marzo 1897 avesse attraversato a proprio rischio e pericolo place Maubert, o la Maub, come la chiamavano i malviventi (già centro di vita universitaria nel Medioevo, quando accoglieva la folla degli studenti che frequentavano la Facoltà delle Arti nel Vicus Stramineus o rue du Fouarre, e più tardi luogo dell’esecuzione capitale di apostoli del libero pensiero come Étienne Dolet), si sarebbe trovato in uno dei pochi luoghi di Parigi risparmiato dagli sventramenti del barone Haussmann, tra un groviglio di vicoli maleodoranti, tagliati in due settori dal corso della Bièvre, che laggiù ancora fuoriusciva da quelle viscere della metropoli dove da tempo era stata confinata, per gettarsi febbricitante, rantolante e verminosa nella vicinissima Senna. Da place Maubert, ormai sfregiata dal boulevard Saint-Germain, si dipartiva ancora una ragnatela di straducole come rue Maître-Albert, rue Saint-Séverin, rue Galande, rue de la Bûcherie, rue Saint-Julien-le-Pauvre, sino a rue de la Huchette, disseminatedi sordidi hotel tenuti in genere da alvergnati, albergatori dalla leggendaria cupidigia, che domandavano un franco per la prima notte e quaranta centesimi per le seguenti (più venti soldi se si voleva anche un lenzuolo).
Moni Ovadia; Gianni Di Santo – Il conto dell’ultima cena – Einaudi
I rapporti fra ebrei e cristiani nel corso di oltre venti secoli sono stati alterni, complessi, travagliati e spesso, fino a tempi recenti, drammatici. Il mondo cristiano ha a lungo guardato agli ebrei come i peccatori che hanno crocefisso Gesù, che hanno continuato a perseverare nell’errore non accettando la grande verità salvifica universale, la redenzione della croce, preferendole il tetragono e vendicativo D-o veterotestamentario ovvero – sia detto per inciso – il Padre celeste di Gesù e di tutti gli uomini. Il disprezzo con cui i cristiani hanno trattato gli ebrei talora si è espresso con umilianti imposizioni di omaggio e di sottomissione a cui gli ebrei stessi erano obbligati a soggiacere.
AA.VV. – Il Corano – Mondadori
Nel nome di Dio, il Clemente, il Compassionevole. Sia lodato Dio, il Signore dei mondi, il Clemente, il Compassionevole, Colui che possiede il giorno del giudizio. Te adoriamo, Te chiamiamo in aiuto. Guidaci alla diritta via, la via di quelli che hai colmato di grazia, non quelli che ti fanno adirare, non quelli che errano.
Andrea Vitali – Il meccanico Landru – Garzanti
Nel gennaio 1930 a Bellano l’eco delle nozze di Sua Altezza Reale Umberto di Savoia principe di Piemonte con Maria José di Sassonia Coburgo fu motivo di un fitto intrecciarsi di chiacchiere e iniziative. Diede il via alle celebrazioni il Gruppo Escursionisti Bellanesi. Domenica 5 sulle fresche nevi del monte Muggio disputò il campionato sociale di sci e mise in palio, per la prima e ultima volta nella sua storia, una Coppa Reali d’Italia, riservata alla categoria giovanissimi. La vinse tal Cesarino Vitali, l’unico giunto al traguardo anche perché fu l’unico iscritto alla gara. Il giorno successivo presso la scuola elementare si inaugurò una mostra di disegni coordinata dal maestro Fiotentino Crispini, fervente monarchico. Tema delle esercitazioni grafiche: «Il Re, primo soldato d’Italia».
Niccolò Ammaniti – Io e te – Einaudi
– Caffè? Una cameriera mi scruta da sopra la montatura degli occhiali. In mano ha un thermos argentato. Le porgo la tazza. – Grazie. Me la riempie fino al bordo. – E’ venuto per la fiera? Faccio segno di no con la testa. – Che fiera? – La fiera dei cavalli. Mi guarda. Si aspetta che le dica per quale ragione mi trovo a Cividale del Friuli. Alla fine tira fuori un blocchetto. – Che stanza ha? Le mostro la chiave. – Centodiciannove. Si segna il numero. – Se vuole altro caffè lo può prendere da solo al buffet. – Grazie. – Dovere. Appena si allontana tiro fuori dal portafogli un biglietto piegato in quattro. Lo stendo sul tavolo. Lo ha scritto mia sorella Olivia dieci anni fa, il ventriquattro febbraio duemila. Io avevo quattordici anni e le ventitre.
Roddy Doyle – Irlandese al 57% – Guanda
Larry Linnane era molto contento di avere delle figlie. Si divertiva un mondo insieme a loro, se la spassavano. Il secondogenito era un maschio, e anche quello gli piaceva: avere un figlio e portarlo alle partite di pallone, prima con gli Under 7, poi con gli Under 8, gli Under 9 e così via, fino a quando Laurence, il figlio, gli aveva detto che forse avrebbe giocato meglio se lui fosse rimasto a casa
Roddy Doyle – La donna che sbatteva nelle porte – Guanda
Me lo disse un poliziotto che venne a bussare alla porta. Non era uno dei soliti, uno di quelli che avevo già visto altre volte. Era solo un ragazzo, magro e con un sacco di brufoletti rossi sul collo. «La signora Spencer?» Poteva avere al massimo vent’anni, non di più. Aveva un’aria infelice. «La signora Spencer?»
Simonetta Agnello Hornby – La monaca – Feltrinelli
La luce soffice del mattina entrava dal lucernario e si diffondeva in basso, esaltando il marmo rosato della scala barocca. ‘Allestitevi, don Totò!’ gridava Annuzza. In punta di piedi, si sporgeva dalla balaustra e accompagnava le parole con ampi gesti: ‘Allestitevi, Sua Eccellenza vi aspetta!’. Il cameriere reggeva tra le braccia una grande cesta a fondo largo, coperta da un panno pesante. Ansava a ogni scalino, ma non rallentava, il profumo di pane caldo, olio d’oliva, sarde salate e origano bruciato dava vigore alle sue ginocchia logore.
Thomas Mann – La montagna magica – Mondadori
La storia di Hans Castorp che intendiamo raccontare – non per lui (giacché il lettore farà la conoscenza di un giovane uomo come tanti, se pur accattivante) bensì per la storia in sé, che a noi pare sommamente degna di esssere raccontata (anche se qui, in favore di Hans Castorp, ci sarebbe da notare che si tratta comunque della sua storia, e che non ogni storia può capitare a chiunque): ebbene, questa storia risale a tanto tempo fa, è per così dire già tutta ricoperta da una nobile patina d’antico ed è indispensabile che sia presentata nella forma verbale del più remoto passato.
Andrea Camilleri – La scomparsa di Patò – Mondadori
Il ‘Mortorio di Vigàta’ Ieri ci pervenne notizia de’ preparativi che a Vigàta fervono in vista della rappresentazione del ‘Mortorio’ che avverrà domani 21, giorno di Venerdì Santo, come tradizionalmente usasi ripetere da una ventina d’anni a questa parte. Alla rappresentazione, alla quale si darà comincio alle ore 3 e mezza del dopopranzo, assisteranno S.E. Reverendissima il Vescovo di Montelusa, Boscaìno Monsignor Angelo; S.E. il Prefetto, Tirirò Grande Ufficiale Francesco; il Questore, Bonafede Commendator Liborio; il Comandante la guarnigione, Bousquet Colonnello Emilio; il Comandante dei Reali Carabinieri di Montelusa, Bosisio Capitano Arturo Carlo; il Comandante la Capitaneria di Porto, Benvenuto Capitano Ortensio; il Sindaco, Caruana Cavaliere Antonio e il Consiglio Comunale al completo. Graditissimo Ospite sarà l’Onorevole Rizzopinna Commendator Gaetano, del Partito dell’Opposizione.
Chiara Gamberale – Le luci nelle case degli altri – Mondadori
Mamma. Per tutto il tempo in macchina, fino a quel posto assurdo dove per la prima volta avevo trovato ad aspettarmi tutte ma proprio tutte le persone che conoscevo (che non erano poi così tante, ma vederle tutte assieme faceva un certo effetto), non mi era venuto in mente nient’altro. E ancora, seduta su quei gradini freddissimi mentre tutte le persone che conoscevo facevano no con la testa e piangevano e si abbracciavano, con le ginocchia allacciate al petto non riuscivo a pensare qualcosa che non fosse mamma. Mamma, mamma, mamma. Non c’era verso. Mamma, mamma, mamma. Mi alzavo a fare un giro e ripetevo mamma, impossibile fermarsi, mamma, mamma, mamma, le persone mi accarezzavano la testa e io dicevo mamma. Povera Mandorla: loro, io solo: mamma, mamma, una cosa da vergognarsi, mamma, mamma, almeno i registratori se s’incantano hanno un tasto con su scritto STOP per smetterla, pensavo, e allora mi cercavo quel tasto addosso, fra i pensieri, le parole, il cerchietto che mi aveva regalato la signora Polidoro, i capelli, le orecchie, ma non lo trovavo, e continuavo: mamma, mamma, mamma, mamma, mamma.
Maurizio Maggiani – Meccanica celeste – Feltrinelli
Stefania Bertola – Ne parliamo a cena – Tea
A me il rotolo della zia Margherita non è mai riuscito. Bisognerebbe stendere uno strato sottile di un materiale affine al pan di spagna, e rotolarci dentro la panna montata. Il risultato ha l’aspetto di una grossa Girella e il sapore del Paradiso. Quando provo a farlo io, viene fuori un agglomerato di briciole e panna. Mia cugina Veronica, invece, lo esegue alla perfezione. La stessa zia Margherita ammette che il rotolo di Veronica potrebbe servire da modello alle giovani generazioni. La cosa sotto sotto la scoccia, perché Veronica non è sua figlia: è sua nipote, come me. La figlia della zia Margherita è mia cugina Irene, che a quanto mi risulta non ha mai nemmeno tentato di preparare il famoso rotolo. Quando gliene serve uno, lo chiede alla mamma.
Gianrico Carofiglio – Non esiste saggezza – Rizzoli
Enzo Bianchi – Ogni cosa alla sua stagione – Einaudi
Ora che avverto quotidianamente l’incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente a luoghi in cui ho vissuto o dove sono passato nei miei numerosi viaggi e che hanno suscitato affetti e sentimenti diversi: il Bric’ d Zavèri, quella collina del mio paese in Monferrato dove nella bella stagione salivo quasi ogni giorno per trovare solitudine e pace, oppure via Po a Torino, con i suoi caffè dove trascorrevo qualche pausa dopo il pranzo o la cena nei miei anni universitari, o ancora l’impareggiabile luce del Mediterraneo contemplata a Santorini… Ma se c’è un luogo cui ancora oggi ricorro per trovare rifugio e possibilità di quiete per pensare a me stesso e alla comunione con gli altri, questo è la mia cella. E’ da lì che osservo il mondo, gli eventi, le persone che me lo rendono familiare e amato; è lì che assumo consapevolezza delle gioie e delle sofferenze che attraversano i miei giorni; ed è lì che prendono forma le parole con cui tento di narrare qualcosa della mia vita e della mia fede nella compagnia degli uomini.
Roddy Doyle – Paddy Clarke Ah Ah Ah! – Guanda
Venivamo giù per la nostra strada. Kevin si fermò a un cancello e col bastone gli mollò un colpo. Era il cancello della signora Quigley; quella stava sempre alla finestra ma non faceva mai niente. «Quigley!» «Quigley!» «Quigley Quigley Quigley!» Liam e Aidan svoltarono per il viottolo di casa loro. Noi non dicemmo una parola; loro neanche. Liam e Adam non avevano la mamma. La signora O’Connell, così si chiamava, era morta. «Sarebbe forte, no?» dissi io. «Sì», disse Kevin. «Fortissimo.»


