La bottiglia di Moët & Chandon Imperial sigillo rosso era vuota sul comodino alla sua sinistra; vuota come il bicchiere che aveva accanto e come quello sul ripiano all’altro lato del letto.
A parte Wagner (ovviamente) e a parte i brani per clarinetto di Mozart, Schubert era uno della ristretta rosa di compositori che a volte riuscivano a portarlo sull’orlo delle lacrime.
Quando il vecchio morì non vi fu grande gaudio nei cieli, e neanche profondo dolore nella Charlbury Drive, una stradina a fondo chiuso, di casette modeste ma gradevoli, dove l’uomo si era trasferito dopo la pensione.
Stancamente padre Lionel Lawson strinse l’ultima mano, quella snella e morbidamente inguantata della signora Emily Walsh-Atkins, segno infallibile che i banchi della vecchia chiesa alle sue spalle erano finalmente vuoti.