José Saramago – Diario dell’anno del Nobel – Einaudi

1 gennaio 1998
Nella notte, il vento ha perso la testa, continuando a girare intorno alla casa, servendosi di ogni singola sporgenza e ogni interstizio per far risuonare la gamma completa degli strumenti della sua orchestra privata, soprattutto i gemiti, i sibili e i ronfi delle corde, intercalati di tanto in tanto dal colpo di timpano di una persiana che sbatteva.

José Saramago – Caino – Einaudi

Quando il signore, noto anche come dio, si accorse che ad adamo ed eva, perfetti in tutto ciò che presentavano alla vista, non usciva di bocca una parola né emettevano un sia pur semplice suono primario, dovette prendersela con se stesso, dato che non c’era nessun altro nel giardino dell’eden cui poter dare la responsabilità di quella mancanza gravissima, quando gli altri animali, tutti quanti prodotti, proprio come i due esseri umani, del sia-fatto divino, chi con muggiti e ruggiti, chi con grugniti, cinguettii, fischi e schiamazzi, godevano già di voce propria.

José Saramago – Il viaggio dell’elefante – Einaudi

Per quanto incongruente possa sembrare a chi non tenga in attenta considerazione l’importanza delle alcove, siano esse sacramentate, laiche o irregolari, nel buon funzionamento delle amministrazioni pubbliche, il primo passo dello straordinario viaggio di un elefante verso l’austria che ci proponiamo di narrare fu fatto negli appartamenti reali della corte portoghese, più o meno all’ora di andare a letto.

José Saramago – Le piccole memorie – Einaudi

Il paese lo chiamano Azinhaga, si trova lì per così dire sin dagli albori della nazionalità (aveva già l’enfiteusi nel tredicesimo secolo), ma di quella stupenda vetustà non è rimasto nulla, se non il fiume che gli passa proprio accanto (sin dalla creazione del mondo, immagino) e che, fino a dove giungono i miei pochi lumi, non ha mai cambiato rotta, malgrado sia uscito dai suoi argini un’infinità di volte.

José Saramago – Saggio sulla lucidità – Einaudi

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

José Saramago – L’uomo duplicato – Einaudi

L’uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Màximo Afonso.

José Saramago – Quaderni di Lanzarote – Einaudi

20 aprile
Stamattina, quando mi sono svegliato, mi è venuta l’idea del Saggio sulla cecità, e per alcuni minuti mi è parso tutto chiaro – tranne che dal tema possa mai venir fuori un romanzo, nel senso più o meno consensuale della parola e dell’oggetto.

José Saramago – Il vangelo secondo Gesù – Bompiani

Si vede il sole in uno degli angoli superiori del rettangolo, quello alla sinistra di chi guarda, e l’astro re è raffigurato con la testa di un uomo da cui sprizzano raggi di luce pungente e sinuose lingue di fuoco, come una rosa dei venti indecisa in quali direzioni puntare, e quel viso ha un’espressione piangente, contratta da un dolore inconfortabile, e dalla bocca aperta emette un urlo che non potremo udire, giacché nessuna di queste cose è reale, quanto abbiamo davanti è solo carta e colore, nient’altro.

José Saramago – Storia dell’assedio di Lisbona – Bompiani

Ha detto il revisore, Sì, il nome di questo segno è deleatur, lo usiamo quando abbiamo bisogno di sopprimere e cancellare, la parola stessa lo dice, e vale sia per lettere singole che per parole intere, Mi ricorda un serpente che si fosse pentito al momento di mordersi la coda, Ben detto, dottore, davvero, per quanto siamo aggrappati alla vita, perfino una serpe esiterebbe dinanzi all’eternità, Mi faccia il disegno, ma lentamente, È facilissimo, basta prendere il verso, guardando distrattamente si pensa che la mano stia tracciando il terribile cerchio, invece no, noti che non ho chiuso il movimento qui dove lo avevo cominciato, ci sono passato accanto, all’interno, e adesso proseguirò verso il basso fino a tagliare la parte inferiore della curva, in fondo sembra proprio la lettera Q maiuscola, niente di più, Che peccato, un disegno che prometteva tanto, Accontentiamoci con l’illusione della somiglianza, ma in verità le dico, dottore, se posso esprimermi in stile profetico, che l’interessante della vita è sempre stato proprio nelle differenze, […]

José Saramago – La zattera di pietra – Feltrinelli

Quando Joana Carda segnò il suolo con il suo bastone d’olmo, tutti i cani di Cerbère cominciarono a latrare, seminando panico e terrore fra gli abitanti, visto che da tempi remoti si credeva che quando in quel luogo i canidi, che erano sempre stati muti, avessero cominciato a latrare, tutto l’universo sarebbe stato sul punto di estinguersi.