Francesco Carofiglio – Radiopirata – Marsilio

Arrivò con la sua vecchia automobile, una Citroën ds, ereditata dal padre. L’auto aveva un unico sedile anteriore, di pelle marrone, e il volante era grande quanto quello di un camion. Scese dinanzi al sagrato della chiesa, aveva viaggiato tutta la notte. In giro non c’era nessuno. Due leoni di marmo reggevano le colonne all’ingresso dell’edificio. Fece qualche passo, fino al portale. Toccò la pietra fredda, poi guardò la piazza, era da poco passata l’alba. Solo qualche rumore di stoviglie, gli sembrava di vederle quelle case, donne che preparavano il caffè e uomini che si alzavano, l’odore saturo della notte. Un uomo vestito di nero attraversò la piazza in bicicletta. Era piccolo e con il naso schiacciato. Posò la bici e si avvicinò.

Francesco Carofiglio – L’estate del cane nero – Marsilio

Io non lo so se mi ricordo. O se quello che dico adesso è una cosa che ho immaginato. Spesso la sera ci penso, quando rimango a scrivere fino a tardi. Fino a che la luce svanisce e devo sforzarmi, socchiudere gli occhi e continuare a leggere nella penombra, riconoscendo le righe e i tasti nella vasca azzurrina di una scrivania immaginaria. Non accendo la luce, lo faccio apposta. E’ una piccola superstizione. Come se, accendendola, le idee d’improvviso potessero sparire. Una stupida fissa a cui sono affezionato.