Enzo Bianchi – Ogni cosa alla sua stagione – Einaudi

Ora che avverto quotidianamente l’incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente a luoghi in cui ho vissuto o dove sono passato nei miei numerosi viaggi e che hanno suscitato affetti e sentimenti diversi: il Bric’ d Zavèri, quella collina del mio paese in Monferrato dove nella bella stagione salivo quasi ogni giorno per trovare solitudine e pace, oppure via Po a Torino, con i suoi caffè dove trascorrevo qualche pausa dopo il pranzo o la cena nei miei anni universitari, o ancora l’impareggiabile luce del Mediterraneo contemplata a Santorini… Ma se c’è un luogo cui ancora oggi ricorro per trovare rifugio e possibilità di quiete per pensare a me stesso e alla comunione con gli altri, questo è la mia cella. E’ da lì che osservo il mondo, gli eventi, le persone che me lo rendono familiare e amato; è lì che assumo consapevolezza delle gioie e delle sofferenze che attraversano i miei giorni; ed è lì che prendono forma le parole con cui tento di narrare qualcosa della mia vita e della mia fede nella compagnia degli uomini.