Era un mattino di fine estate. Le nuvole se ne stavano appese in cielo a dondolare come fiocchi da lutto e un sole rachitico iniziava a canjentare le pietre. Seduto su un corbezzolo, Antoni Sarmentu cantava la sua tristura inseguendo la voce del vento che dalla valle di Gardu Mele saliva neniando verso i monti, con gli occhi gonfi come titte di capra, che stanchi di piangere fissavano il cielo in attesa di un segnale misterioso. Eo passo / e bio e lasso / e pass’ e mesu / Ave Maria / in lumen de Gesu / custa vita est inia.
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Erri De Luca – E disse – Feltrinelli
Lo raccolsero sfinito sul bordo dell’accampamenyo. Da molti giorni disperavano di vederlo tornare. Si preparavano a smontare le tende, inutile cercarlo dove lui solo osava andare. Contava di farcela in un paio di giorni. Era allenato, rapido e migliore a salire. Il piede umano è una macchina che vuole spingere in su. In lui la vocazione si era specializzata, dalla pianta del piede era risalita al resto del corpo. Era diventato uno scalatore, unico nel suo tempo. Qualche volta si era perfino arrampicato scalzo.
Francesco Fornaciai – Fiabe celtiche – Giunti Editore
C’era una volta un fattore, un uomo alto e robusto, che per niente al mondo sarebbe stato indotto ad uscire di casa dopo il crepuscolo.
Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) – Gesù di Nazaret – Libreria Editrice Vaticana
Il Vangelo di Giovanni riferisce su tre feste di Pasqua, che Gesù ha celebrato durante il periodo della sua vita pubblica: una prima Pasqua, alla quale era legata la purificazione del tempio (2,13-25); la Pasqua della moltiplicazione dei pani (6,4) e infine la Pasqua della morte e risurrezione (p. es. 12,1; 13,1), che è divenuta la «sua» grande Pasqua, sulla quale si fonda la festa cristiana, la Pasqua dei cristiani. I sinottici hanno trasmesso notizia di una sola Pasqua: quella della croce e risurrezione; in Luca il cammino di Gesù appare quasi come un unico ascendere in pellegrinaggio dalla Galilea fino a Gerusalemme.
Andrea Camilleri – Gli arancini di Montalbano – Mondadori
La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d’acqua tanto malintenzionate che pareva volessero infilzare i tetti. Montalbano era tornato a casa da poco, stanco perché il travaglio della jornata era stato duro e soprattutto faticante per la testa. Raprì la porta-finestra che dava sulla verandina: il mare si era mangiato la spiaggia e quasi toccava la casa. No, non era proprio cosa, l’unica era farsi una doccia e andarsi a corcare con un libro. Sì, ma quale?
Andrea Camilleri – Gran circo Taddei e altre storie di Vigàta – Sellerio Editore Palermo
Nell’anni che furo ‘ntorno al milli e novecento e trenta, ‘na quinnicina di jorni prima di ogni cangio di stascione, ogni lunidì Ciccino Firrera, ‘ntiso «Becceggio», immancabilmenti arrivava a Vigàta col treno delle otto del matino che viniva da Palermo.
Erri De Luca – I pesci non chiudono gli occhi – Feltrinelli
‘Te lo dico una volta e già è troppo: sciacqua le mani a mare prima che metti il morso all’esca. Il pesce sente odore, scansa il boccone che viene da terra. E fai tale e quale a come vedi fare, senza aspettare uno che te lo dice. Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua’.
Andrea Camilleri – Il birraio di Preston – Sellerio Editore Palermo
Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa. Il non ancora decino Gerd Hoffer, ad una truniata più scatasciante delle altre, che fece trimoliare i vetri delle finestre, si arrisbigliò con un salto, accorgendosi, nello stesso momento che irrestibilmente gli scappava. Era storia vecchia, questa scappatina di pipì: i medici avevavno diagnosticato che il picciriddo era lento d’incascio, cioè di reni, fin dalla nascita e che quindi era naturale che si liberasse a letto. Ma il padre, l’ingegnere minerario Fridolin Hoffer, da quell’orecchio mai aveva voluto sentirci, non si dava pace d’aver messo al mondo un figlio tedesco di scarto, e quindi sosteneva che non si trattava di cure ma di kantiana educazione della volontà, per cui ogni mattina che Dio mandava in terra si metteva a ispezionare, sollevando coperta o lenzuolo a seconda di stascione, il letto del figlio e, infilata la mano inquisitoria, al subito immancabile vagnaticcio reagiva con una potente timbulata al bambino la cui guancia colpita a vista d’occhio pigliava a gonfiarsi come un muffoletto di pane ad opera del lievito di birra.
Andrea Camilleri – Il campo del vasaio – Sellerio Editore Palermo
L’arrisbigliò una tuppiata forte e insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con la mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello. Taliò verso la finestra, dalla persiana ‘nserrata non filtrava lume d’alba, fora era ancora scuro fitto. O meglio, dalla finestra ogni tanto arrivava un lampo tradimentoso che agghiazzava la càmmara seguito da una truniata che faciva vibrare i vetri; il temporale che aviva principiato il jorno avanti continuava sempre cchiù ‘ncaniato. Però, cosa stramma, non si sintiva la rumorata del mari grosso che doviva essersi mangiato la spiaggia arrivando fino a sutta alla verandina.
Andrea Camilleri – Il cane di terracotta – Sellerio Editore Palermo
A stimare da come l’alba stava appresentandosi, la iurnata s’annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento. Una di quelle iurnate in cui chi è soggetto al brusco cangiamento di tempo, e nel sangue e nel ciriveddro la patisce, capace che si mette a svariare continuamente opinione e di direzione, come fanno quei pezzi di lattone, tagliati a forma di bannèra o di gallo, che sui tetti ruotano in ogni senso ad ogni minima passata di vento.
Andrea Camilleri – Il casellante – Sellerio Editore Palermo
Il treno a scartamento ridotto che si partiva dalla stazioni nica nica di Vigàta-Cannelle diretto a Castellovitrano, ultimo paisi sirvuto dalla linea, ci mittiva chiossà di ‘na mezza jornata per arrivari a distinazioni, dato che le firmate previste erano squasi ‘na vintina, a non considerari quelle impreviste dovute a traversamenti di mannare di crape e pecori opuro a qualiche vacca che pinsava bono d’addrummiscirisi ‘n mezzo alle rotaie. I treni in servizio erano come a dù frati gemelli: la locomotiva a carbone col tender che trainava tri vitture passiggeri ognuna con una speci di verandina che di stati viniva addotata di tendine laterali colorate a strisce virdi e rosse per arripararisi dal sole.
Jonas Jonasson – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Bompiani
Di certo Allan Karlsson avrebbe potuto pensarci prima e, magari, comunicare agli interessati la sua decisione. In effetti non aveva mai riflettuto troppo sulle cose. Ecco perché quell’idea non ebbe neanche il tempo di fissarsi nella sua testa che già aveva aperto la finestra della stanza al pianterreno della casa di Malmköping, nel Sörmland, per poi sgusciare fuori e atterrare nell’aiuola sottostante.
Andrea Camilleri – Il corso delle cose – Sellerio Editore Palermo
– Che tramonto bello! – fece il maresciallo Corbo scostando per un attimo il fazzoletto che teneva premuto sul naso. – Ce ne sono, dalle parti tue, tramonti così? – Il carabiniere Tognin avrebbe voluto rispondere di sì a parole, dire che dalle parti sue forse ce n’erano di meglio, ma era di Venezia, a certi spettacoli non era ancora abituato e sentiva di tanto in tanto uno strizzone di vomito che gli contraeva lo stomaco. Fece solo un cenno affermativo con la testa.
Aldo Busi – Il Decamerone di Giovanni Boccaccio – Rizzoli
Umana cosa è l’avere compassione degli afflitti, e se ciò vale per ciascuno di noi, figuriamoci per quelli che, bisognosi di conforto, l’hanno trovato: vorrà dire che a loro volta si prodigheranno senza risparmiarsi quando gli verrà richiesto; e se mai c’è stato uno che avendone bisogno l’ha poi ricevuto, quello sono proprio io. Perché dalla mia adoloscenza a ora sono stato in balìa di un amore tale che, se lo narrassi, apparirebbe forse ben più nobile di quanto la mia infima persona non lascerebbe pensare.
Andrea Camilleri – Il gioco degli specchi – Sellerio Editore Palermo
Era da minimo dù ure che sinni stava assittato, completamenti nudo come Dio l’aviva fatto, supra a ‘na speci di seggia che assimigliava perigliosamente a ‘na seggia lettrica, ai polsi e alle cavigli gli avivano attaccato dei braccialetti di ferro dai quali si partivano ‘na gran quantità di fili che annavano a finiri dintra a un armuàr di mitallo tutto dicorato all’esterno di quatranti, manometri, amperometri, barometri e lucette virdi, russe, gialle e cilestri che s’addrumavano e s’astutavano ‘n continuazioni.
Andrea Camilleri – Il gioco della mosca – Sellerio Editore Palermo
A BADDRUZZA O’ PAPA’ La pallina al papà. A commentare un’azione che può apparire disinteressata, altruista, ma che in realtà è assai redditizia per chi la compie.
Marco Malvaldi – Il gioco delle tre carte – Sellerio Editore Palermo
Se questa era confusione, allora l’Italia doveva essere il paese più bello del mondo. Questo pensava Koichi Kawaguchi, appena sceso dal volo JL3476 che lo aveva preso in consegna all’aeroporto di Narita e lo aveva fatto atterrare, tra incomprensibili applausi degli italiani presenti sull’aereo, su una delle piste di Roma Fiumicino.
Andrea Camilleri – Il giro di boa – Sellerio Editore Palermo
Nuttata fitusa, ‘nfami, tutta un arramazzarsi, un votati e rivotati, un addrummisciti e un arrisbigliati, un susiti e un curcati.
Andrea Camilleri – Il ladro di merendine – Sellerio Editore Palermo
S’arrisbiglio malamente: i linzuòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli erano strettamente arruvavugliate torno torno il corpo, gli parse d’essere addiventato una mummia. Si susì, andò in cucina, riaprì il frigorifero, si scolò mezza bottiglia d’acqua aggilàta. Mentre beveva, taliò fòra dalla finestra spalancata. La luce dell’alba prometteva giornata bona, il mare una tavola, il cielo chiaro senza nuvole. Montalbano, soggetto com’era al tempo che faceva, si sentì rassicurato circa l’umore che avrebbe avuto nelle ore a venire. Era ancora troppo presto, si ricurcò, si predispose ad altre due ore di dormitina tirandosi il linzòlo sopra la testa. Pensò, come sempre faceva prima d’addormentarsi, a Livia nel suo letto di Boccadasse, Genova: era una prisenza propiziatrice a ogni viaggio, lungo o breve che fosse, in “The country sleep” come faceva una poesia di Dylan Thomas che gli era piaciuta assà.
Salvatore Niffoi – Il lago dei sogni – Adelphi
Visto da lontano, allo scurire, Melagravida sembra un grappolo di candele steariche accese sopra una nuvola. I lampioni dondolano nelle strade come uomini appena impiccati. Culi di luce spaccati da una sottile lama di vento dicembrino. Dentro scatole di granito la gente si copre d’orbace e non riesce più a sognare. Nel buio ruvido si dorme un sonno espiatorio, in attesa del sole che all’alba spara sui tetti la sua farina ambrata dalla punta calcarea di monte Tumbacanes.
