Andrea Camilleri – Il medaglione – Mondadori

Il maresciallo Antonio Brancato, comandante la Stazione dei Carabinieri di Belcolle, cangiando il foglio del calendario, come faciva ogni matina appena trasuto nel suo ufficio, vitti che era il ventisei di maggio, vale a dire che mancavano quattro giorni al compleanno di Giacomina, la sua unica sorella, maritata a Genova e matre di tre figli. Doviva provvidire subito, prima che qualche facenna improvvisa gli faciva passare la cosa di mente.

Andrea Camilleri – Il nipote del Negus – Sellerio Editore Palermo

REGIO MINISTERO DEGLI ESTERI IL MINISTRO Al Cavalier Carmelo Porrino Direttore Regia Scuola Mineraria Vigàta Prot. n. 234/675/B Oggetto: Principe Grhane Solassié Roma, 20 agosto 1929 Camerata! Ci è giunta richiesta urgentissima da parte di S.E. il Ministro Plenipotenziario dell’Etiopia in Italia affinché il nipote del Negus Neghesti Ailé Selassié, Re dei Re e Imperatore, possa iscriversi a cotesta Regia Scuola Mineraria per frequentarne il corso triennale e ottenerene il diploma.

Carlo Fruttero; Franco Lucentini – Il palio delle contrade morte – Mondadori

L’avvocato Maggioni è ormai affacciato da oltre mezz’ora a questa finestra, e sotto di lui continua a sfilare lentissimamente il corteo che precede la corsa del Palio di Siena. Lo smussato poligono della Piazza del Campo è acceso da colori di una varietà incalcolabile, da quelli più squillanti delle bandiere agli ocra pallidi dei palazzi e alla vertiginosa picchiettatura della folla, stretta dall’anello terroso su cui si correrà, o sporta come l’avvocato da finestre, balconi, tribune, merli, abbaini a contemplare il sontuoso serpente del corteo storico che avanza a piccoli passi, si arresta, riparte agli squilli di una marcia ripetuta senza fine.

Marco Presta – Il paradosso terrestre – Aliberti

Gli otto lampioni da giardino non erano uguali, c’era poco da fare. Sette avevano le sfere di vetro destinate a coprire le lampade di uguale dimensione, mentre l’ultimo ce l’aveva decisamente, inconfutabilmente e, soprattutto, vistosamente più piccola. Anche un cieco se ne sarebbe accorto, anzi, un non vedente, come avrebbe detto Antonio, che al linguaggio ci badava molto perché non voleva offendere nessuno.

Marco Malvaldi – Il re dei giochi – Sellerio Editore Palermo

Il biliardo è molto bello. Le zampe sono grosse, poggiano bene in terra e danno l’impressione di qualcosa di inamovibile, che è sempre stato lì, sin dalla notte dei tempi o prima ancora. Intorno, alle pareti, ci sono due rastrelliere che allineano una decina di stecche tutte uguali, il che significa che il biliardo è nuovo e che non c’è stato ancora bisogno di comprare altre stecche in sostituzione di quelle rovinate, o fregate. Sopra il biliardo si affacciano tre lampadari, verdi per tradizione, che hanno intorno, come un simbolo magico, la scritta: biliardi Mari.

Andrea Camilleri – Il re di Girgenti – Sellerio Editore Palermo

Ora comu ora, i Zosimo se la passavano bona. Ma sidici anni avanti, quanno erano di frisco maritati, Gisuè e Filònia la fame nìvura avevano patito, quella che ti fa agliuttiri macari il fumo di la lampa. Erano figli e niputi di giornatanti e giornatanti essi stessi, braccianti agricoli stascionali che caminavano campagne campagne a la cerca di travaglio a sicondo del tempo dei raccolti e quanno lo trovavano, il travaglio, potevano aviri la fortuna di mangiare per qualiche simanata, pre sempio una scanata di pane con la calatina, il companaticu ca poteva essere un pezzo di cacio, una sarduzza salata, una caponatina di milanciani. La notte, se si era di stati, dormivano a sireno, a celu stiddrato; se si era di ‘nvernu, s’arriparavano in quattro o cinco dintra a un pagliaro e si quadiavano a vicenda con il sciato.

Andrea Camilleri – Il sonaglio – Sellerio Editore Palermo

Alla prima duminica del misi di fivraro del primo anno che il seculo novo era ancora un agniddruzzo che non arrinisciva a tinirisi addritta supra alle so gamme, capitò che le dù campani della chiesa matrici si misiro a sonari alla dispirata che manco erano le quattro del matino. In paìsi c’erano i borgisi che avivano i ralogi ‘n casa e che comunqui avivano i palazza ‘n centro e accussì potivano sintiri il ralogio del municipio che a ogni quarto d’ura scassava i cabasisi e po’ c’erano i minatori, i viddrani, i jornatanti, i carritteri, i morti di fami che il ralogio non l’avivano, che bitavano squasi ‘n campagna, ma che l’ora del jorno o della notti l’accapivano lo stisso, anzi meglio del ralogio, col camino del soli o delle stiddre.

Andrea Camilleri – Il tailleur grigio – Mondadori

Raprì l’occhi come tutte le matine alle sei spaccate. Susennosi di un quarto e sporgendosi di lato a rischio di cadere dal letto, branciulò con la mano mancina sopra al comodino, trovò il ralogio da polso, lo pigliò, si stinnicchiò nuovamente, con l’altra mano addrumò la luce, talò il ralogio ed ebbe la conferma che erano le sei.

Vito Mancuso – Io e Dio – Garzanti

Mi alzo con la mente in un punto al di sopra del pianeta e lo guardo dall’alto, come se fosse la prima volta, come quando vedo un film e mi chiedo qual è il suo messaggio. Qual è il messaggio della vita degli uomini sulla terra? Con la mente là in alto, libera dai consueti schemi mentali, nuda di fronte al mistero dell’essere, in questo momento, immagine di ogni altro momento della storia, guardo gli uomini miei simili alle prese con il mistero dell’esistenza.

Georges Simenon – L’assassino – Adelphi

L’intreccio fra la vita di tutti i giorni, i fatti e i gesti abituali, e l’avventura più incredibile era tanto stretto che il dottor Kuperus, Hans Kuperus, di Sneek (Frisia orientale) ne provava un’eccitazione quasi voluttuosa, che gli ricordava, per esempio, gli effetti della caffeina. Come tutti i primi martedì del mese si trovava ad Amsterdam. Si era in gennaio, e il dottore indossava il cappotto foderato di pelliccia con il collo di lontra e, poiché nevicava, sopra le scarpe portava le calosce.

Francesco Carofiglio – L’estate del cane nero – Marsilio

Io non lo so se mi ricordo. O se quello che dico adesso è una cosa che ho immaginato. Spesso la sera ci penso, quando rimango a scrivere fino a tardi. Fino a che la luce svanisce e devo sforzarmi, socchiudere gli occhi e continuare a leggere nella penombra, riconoscendo le righe e i tasti nella vasca azzurrina di una scrivania immaginaria. Non accendo la luce, lo faccio apposta. E’ una piccola superstizione. Come se, accendendola, le idee d’improvviso potessero sparire. Una stupida fissa a cui sono affezionato.

Andrea Camilleri – L’età del dubbio – Sellerio Editore Palermo

Aviva appena pigliato sonno doppo ‘na nuttata che pejo d’accussì nella so vita ne aviva avute rare, quanno l’arrisbigliò di colpo un trono che fu come ‘na cannonata sparata a cinco centilimetri dal so oricchio. Satò susuto a mezzo del letto, santianno. E accapì che il sonno non sarebbi cchiù tornato, inutili ristarisinni corcato. Si susì, annò alla finestra, taliò fora. Era un timporali con tutte le carti in regola, celo uniformementi pittato di nìvuro, lampi agghiazzanti, cavalloni quattro metri d’altizza, che s’avvintavano scotenno la granni criniera bianca. La mariggiata si era mangiata la pilaja, l’acqua arrivava sutta alla verandina. Taliò il ralogio, erano appena le sei del matino.

Andrea Camilleri – L’odore della notte – Sellerio Editore Palermo

La persiana della finestra spalancata sbattì tanto forte contro il muro che parse una pistolettata e Montalbano, che in quel priciso momento si stava sognando d’essiri impegnato in un conflitto a fuoco, s’arrisbigliò di colpo sudatizzzo e, ‘nzemmula, agghiazzato dal friddo. Si susì santiando e corse a chiudere. Tirava una tramontana accussì gelida e determinata che, invece di ravvivare i colori della matinata, come sempre aveva fatto, stavolta se li portava via cancellandoli a metà e lasciando le sinopie, o meglio, tracce splàpite come quelle di un acquerello dipinto da un dilettante in libera uscita domenicale.

Giuseppe Lupo – L’ultima sposa di Palmira – Marsilio

Martedì, 25 novembre 1980 Sono arrivata a Palmira verso l’ora di pranzo, dopo che il treno da Milano ha trovato la linea interrotta e mi ha costretta a proseguire a piedi. In carrozza eravamo io e il controllore. Gli ho chiesto informazioni, ma è stato vago: «Dove comincia l’onda di polvere, là è il cratere.» Il cratere, per i sismologi, è il territorio fra Basilicata e Irpinia più devastato dal terremoto. Prima era tutta una cartolina di paesi, adesso è una necropoli a cielo aperto, un purgatorio senza Dio.