Andrea Camilleri – La Regina di Pomerania – Sellerio Editore Palermo

Quanno che nel munno ‘ntero s’arrivò a mità dell’anno milli e ottocento e novantanovi non ci fu jornali o rivista che non parlassi del novo secolo, di come sarebbiro stati anni di civirtà e progresso, di paci e di prosperità, con l’appricazioni delle granni scoperti scientifiche che annavano dalla luci lettrica che di notti avrebbi illuminato le strate a jorno, a quella speci di carrozza a motori chiamata atomobili capaci d’arrivari alla vilocità pazza di trenta chilometri all’ura.

Abraham Ben Yehoshua – La scena perduta – Einaudi

Solamente al loro arrivo, a mezzanotte, nella gigantesca piazza lastricata, severa e spoglia di qualsiasi ornamento, statua o fontana che sia, a eccezione di pesanti catene di ferro che ne delimitano i lati, il regista sente che l’ansia della sua compagna si va dissipando.

Stefania Bertola – Romanzo rosa – Einaudi

– Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni, – ha detto la signora Leonora Forneris, posando la borsetta lilla sul tavolo. Poi ci ha guardati come per dire: non voglio sentire risatine, e in effetti nessuno ha ridacchiato, siamo rimasti lì come quindici pesci muti, noi iscritti al laboratorio Come scrivere un romanzo rosa in una settimana.

Daniel Pennac – Storia di un corpo – Feltrinelli

La mia amica Lison – la mia vecchia, cara, insostituibile, esasperante amica Lison – è maestra nel fare regali imbarazzanti, la scultura incompiuta che occupa due terzi della mia camera da letto, per esempio, o le tele che lascia asciugare per mesi nel mio corridoio e nalla mia sala da pranzo con la scusa che il suo atelier è diventato troppo piccolo.

Michela Marzano – Volevo essere una farfalla – Mondadori

E’ tutta colpa della «birra rossa». Sì, proprio così. Perché se fossi stata una semplice «birra chiara» tutto sarebbe stato più semplice. O forse solo diverso. Ma io ero «rossa». Non rossa di capelli. I miei capelli sono scuri. Quasi neri, come quelli di mamma. Io sono rossa dentro…

Carlo Fruttero; Franco Lucentini – A che punto è la notte – Mondadori

La vecchia Volkswagen color crema del venditore di matite era parcheggiata a metà di via dei Rododendri. Fittamente incollati sugli sportelli, sui parafanghi, sui vetri dei finestrini posteriori, striscioni, etichette e bandierine dicevano: ‘Jucca, la matita superminata’, oppure ‘Provate a consumarmi!’ e anche ‘Jucca, la matita con la parrucca’. Sopra quest’ultimo slogan si vedeva una matita con appesa in cima una parrucca gialla, rossa e verde.

Sandro Veronesi – Baci scagliati altrove – Fandango Libri

Io so chi sei, Alessandro Veronesi, conosco l’animo tuo, e ti dico che ti adopererai e ti industrierai affinché tuo padre non muoia in un letto d’ospedale bensì, secondo le sue volontà, nel suo, nel cuore della sua dimora, al primo piano della palazzina razionalista di via Bruno Buozzi 3 in Prato, da lui stesso progettata nel 1968, dove sei stato da ragazzo.

Mario Tobino – Biondo era e bello – Mondadori

Il giovinetto prendeva convinzione di sé. In casa non aveva nutrimento di affetti. Il padre era usuraio, che a quel tempo non era un mestiere losco. Dante tenne il genitore sempre ignoto. Lui che ha confessato in tanti versi le viscere della sua vita, del padre neppure poche sillabe. Il vecchio Alighieri badava al suo negozio, amministrava i beni, riscuoteva gli affitti. Del figlio non aveva cura. Nessuno in casa, al di fuori della sorella maggiore, avvertì lo straordinario destino. La madre era morta che lui era bambino.