Salvatore Niffoi – Collodoro – Adelphi

Era un mattino di fine estate. Le nuvole se ne stavano appese in cielo a dondolare come fiocchi da lutto e un sole rachitico iniziava a canjentare le pietre. Seduto su un corbezzolo, Antoni Sarmentu cantava la sua tristura inseguendo la voce del vento che dalla valle di Gardu Mele saliva neniando verso i monti, con gli occhi gonfi come titte di capra, che stanchi di piangere fissavano il cielo in attesa di un segnale misterioso. Eo passo / e bio e lasso / e pass’ e mesu / Ave Maria / in lumen de Gesu / custa vita est inia.

Salvatore Niffoi – Il lago dei sogni – Adelphi

Visto da lontano, allo scurire, Melagravida sembra un grappolo di candele steariche accese sopra una nuvola. I lampioni dondolano nelle strade come uomini appena impiccati. Culi di luce spaccati da una sottile lama di vento dicembrino. Dentro scatole di granito la gente si copre d’orbace e non riesce più a sognare. Nel buio ruvido si dorme un sonno espiatorio, in attesa del sole che all’alba spara sui tetti la sua farina ambrata dalla punta calcarea di monte Tumbacanes.