Irene Maria Caraba – Haydn – Repubblica

Joseph Haydn, come diceva il musicologo Giulio Confalonieri, «aprì l’uscio di un’epoca senza farne stridere i cardini; tanto gentilmente che gli uomini quasi non si accorsero e in breve tempo parvero convinti che il mondo della musica fosse stato sempre così».

Daniele Mastrangelo – Brahms – Repubblica

«Le passioni non sono una parte naturale della vita umana. Sono sempre eccezioni o escrescenze. […] L’essere umano piacevole e vero è calmo nella gioia e calmo nel dolore. Le passioni devono andarsene presto, oppure bisogna cacciarle via».

Luca Ciammarughi – Schubert – Repubblica

Franz Schubert, fin da ragazzo, «viveva per la maggior parte un’esistenza interiore e meditativa, che raramente si esprimeva all’esterno, se non con la musica. Anche con i suoi amici più intimi era avaro di parole. Era quasi interamente non comunicativo, tranne che per le cose che riguardavano la Divina Musa cui dedicò la sua vita breve ma completa e che lo aveva favorito».

Anna Giust – Čajkovskij – Repubblica

Amatissimo dal pubblico di ogni epoca, oggetto di giudizi ambivalenti dalla critica, gran parte della quale ha giudicato l’immediatezza magica della sua musica come «salottiera» e dolciastra, Čajkovskij ebbe in Stravinskij – compositore che in comune con lui sembra avere al massimo la terra natale – il più appassionato difensore di quello che l’autore di Petruška definì il suo «meraviglioso talento».

Daniele Carnini – Rossini – Repubblica

Volendo scrivere una biografia di Rossini, “rossiniana” quanto a espressioni pirotecniche, il materiale non mancherebbe: basta sfogliare i testi delle sue conversazioni con l’amico e collega tedesco Ferdinand Hiller (Plaudereien mit Rossini, 1868), con l’amico belga Edmond Michotte (Une soirée chez Rossini à Beaujour, 1858, e Visite de R. Wagner à Rossini, 1860) e le testimonianze raccolte da Giuseppe Radiciotti (Gioacchino Rossini, 1927).

Daniele Vitali – Celti – National Geographic

Il termine Keltiké col quale i greci Ecateo di Mileto ed Erodoto identificavano una vasta regione situata tra l’alto corso del Danubio e la penisola iberica sottointende la conoscenza – tra i Barbari, che abitavano ai margini nord-occidentali del mondo dei Greci – di popolazioni contraddistinte da elementi comuni e peculiari, percepite dall’esterno e da lontano col nome di Celti.