Gabriele Formenti – Mendelssohn – Repubblica

Piovuto dal cielo nel bel mezzo del romanticismo, Mendelssohn – pur sempre acclamatissimo e idolatrato dal pubblico contemporaneo – ebbe la sfortuna di essere considerato da parte della critica successiva, e ancora oggi, «poco romantico» dagli amanti del genere e «troppo romantico» dagli avversari di questo stile.

Anna Giust – Rachmaninov – Repubblica

Nel 1954 il più autorevole dizionario musicale del mondo, il Grove della Oxford University, alla voce «Rachmaninov» definì la sua musica «ben costruita ed efficace, ma monotona nella consistenza, che risiede soprattutto in armonie artificiale e leziose […] Non sembra probabile che il suo enorme successo possa durare».

Elena Previdi – Bach – Repubblica

Johann Sebastian Bach fu il creatore di quello che il grande baritono Dietrich Fischer-Dieskau chiamò «il linguaggio dell’anima, così che noi non potremo mai capirlo pienamente», e la cui musica fu definita «un gospel per quelli che hanno dimenticato il cristianesimo» proprio dal filosofo che aveva dichiarato la morte di Dio, Friedrich Nietzsche.