José Saramago – Alabarde Alabarde – Feltrinelli

L’uomo si chiama artur paz semedo e lavora da quasi vent’anni nei servizi di fatturazione di armamento leggero e munizioni di una storica fabbrica d’armi conosciuta con la ragione sociale di produzioni bellona s.a., nome che, conviene chiarirlo giacché sono ormai pochissime le persone che s’interessano di queste inutili conoscenze, era quello della dèa romana della guerra.

Grazia Deledda – Canne al vento – Mondadori

Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l’argine primitivo da lui stesso costrutto un po’ per volta a furia d’anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall’alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca Collina dei Colombi.

Georges Perec – Cantatrix sopranica L. – Bollati Boringhieri

L’autore studia i casi che il buttamento di pomodori alla faccia provoca nella Cantantrice la «reazione yellante», ed dimostra che parecchie diverse aree della cervella intervenghono nella risposta, specie il tratto legguminoso, gli nuclei talamici e la fessura musicale dell’emisfero nordico.

Giorgio Pestelli – Gli immortali – Einaudi

Immaginiamo di costruire da zero una discoteca: per carità, non una discoteca che raccolga i documenti sonori di tutte le culture e tutte le tradizioni, come quelle che vanno crescendo in benemeriti istituti pubblici; no, no, una discoteca privata, a misura domestica, diciamo qualche centinaio di pezzi scelti in tutta la musica classica antica e moderna con il solo criterio del valore; 200 «immortali» chiusi nei loro cofanetti, e registrati nelle esecuzioni che fanno più onore a quella loro bella immortalità.