Andrea Camilleri – Il gioco degli specchi – Sellerio Editore Palermo

Era da minimo dù ure che sinni stava assittato, completamenti nudo come Dio l’aviva fatto, supra a ‘na speci di seggia che assimigliava perigliosamente a ‘na seggia lettrica, ai polsi e alle cavigli gli avivano attaccato dei braccialetti di ferro dai quali si partivano ‘na gran quantità di fili che annavano a finiri dintra a un armuàr di mitallo tutto dicorato all’esterno di quatranti, manometri, amperometri, barometri e lucette virdi, russe, gialle e cilestri che s’addrumavano e s’astutavano ‘n continuazioni.

Andrea Camilleri – La forma dell’acqua – Sellerio Editore Palermo

Lume d’alba non filtrava nel cortiglio della ‘Splendor’, la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombgno, già si faticava a scangiare parole.

Andrea Camilleri – La voce del violino – Sellerio Editore Palermo

Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa il commissario Salvo Montalbano se ne fece subito persuaso non appena raprì le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l’alba mancava perlomeno un’ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d’acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese.

Andrea Camilleri – La gita a Tindari – Sellerio Editore Palermo

Che fosse vigilante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l’assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordìo del mare, che un venticello di prim’alba trasìva dalla finestra spalancata. Ma continuava ostinatamente a tenere gli occhi inserrati, sapeva che tutto il malumore che lo maceriava dintra sarebbe sbommicato di fora appena aperti gli occhi, facendogli fare o dire michiate delle quali doppo avrebbe dovuto pentirsi.

Andrea Camilleri – Un covo di vipere – Sellerio Editore Palermo

Che la ‘ntricata foresta dintra alla quali lui e Livia si erano vinuti ad arritrovari, senza sapiri né pircome né pirchì, fosse virgini non c’era nisciun dubbio pirchì ‘na decina di metri narrè avivano viduto un cartello di ligno ‘nchiovato al tronco di un àrbolo supra il quali ci stava scrivuto con littre marchiate a foco: foresta vergine.

Andrea Camilleri – La luna di carta – Sellerio Editore Palermo

La sveglia sonò, come tutte le mattine da un anno a ’sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la soneria. ebbe perciò , prima di satare dal letto, il tempo di girare, l’occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s’appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena bestevole per pripararsi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varva e la doccia, vivirisi n’autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nisciri fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini i di charlot. Fino a un anno avanti, la procedura dell’arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, soprattutto, senza affanno e senza cerrute da centometrista.

Andrea Camilleri – Le pecore e il pastore – Sellerio Editore Palermo

Il bosco che c’era tra Santo Stefano e Cammarata, a quasi mille metri d’altizza, era un tempo accussì selvaggio et aspro e forte che la luce del sole non ce la faciva a passare attraverso il fitto del fogliame e chi ci si avventurava non arrisciva più a distinguere se era jorno o se era notte. I primi arabi conquistatori lo chiamarono koschin, che veni a dire loco oscuro. Po’ a picca a picca, il nome si cangiò in Quisquina.

Andrea Camilleri – Il ladro di merendine – Sellerio Editore Palermo

S’arrisbiglio malamente: i linzuòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli erano strettamente arruvavugliate torno torno il corpo, gli parse d’essere addiventato una mummia. Si susì, andò in cucina, riaprì il frigorifero, si scolò mezza bottiglia d’acqua aggilàta. Mentre beveva, taliò fòra dalla finestra spalancata. La luce dell’alba prometteva giornata bona, il mare una tavola, il cielo chiaro senza nuvole. Montalbano, soggetto com’era al tempo che faceva, si sentì rassicurato circa l’umore che avrebbe avuto nelle ore a venire. Era ancora troppo presto, si ricurcò, si predispose ad altre due ore di dormitina tirandosi il linzòlo sopra la testa. Pensò, come sempre faceva prima d’addormentarsi, a Livia nel suo letto di Boccadasse, Genova: era una prisenza propiziatrice a ogni viaggio, lungo o breve che fosse, in “The country sleep” come faceva una poesia di Dylan Thomas che gli era piaciuta assà.

Andrea Camilleri – La moneta di Akragas – Sellerio Editore Palermo

Akragas è caduta in mano ai Cartaginesi, dopo un lungo assedio, poco prima del tramonto del giorno precedente il solstizio d’inverno. Per il nostro calcolo del tempo, nel 406 a.C. Una giornata gelida, inusuale addirittura, ma nessuno ha avvertito il freddo intenso, né i combattenti accaniti nell’ardore della battaglia né i civili arsi dalla paura. E subito dopo l’abbandono di ogni resistenza si è scatenato il saccheggio, la devastazione, la carneficina, lo scempio.