“Dirò una cosa che non è strana né singolare ma che tutti voi, come me, ben sapete: se qualcuno di voi volesse stabilire perché la boulé si riunisce, perché il popolo si reca nell’ekklesia e i tribunali giudicano, perché le singole magistrature (arconti) lasciano spontaneamente il posto alle nuove e avvengono tutte le cose in virtù delle quali la città viene amministrata e vive, troverebbe che le leggi sono la causa di tutto questo e il fatto che tutti obbediscono a esse, mentre se a ognuno fosse concessa la facoltà di fare quello che vuole, non ci sarebbe nessuna costituzione e neppure la nostra vita potrebbe distinguersi da quella degli animali”. (PS. Demostene, Contro Aristogitone 1 20)Con queste parole l’autore dell’orazione Contro Aristogitone, a noi giunta fra le opere di Demostene ma considerata spuria già nell’antichità, nella seconda metà del IV secolo a.C. lasciava la sua riflessione sull’essenzialità della legge, quale tratto distintivo della vita associata umana alternativo a quella sregolata delle bestie.
