Nel primo anno del regno di Ciro (era il settecentesimo anno dacché il nostro popolo era stato costretto a emigrare dalle proprie case in Babilonia) Dio ebbe compassione dello stato di schiavitù e della sfortuna di quegli infelici; come Egli aveva predetto loro per mezzo del profeta Geremia, prima della distruzione della Città, che dopo che avessero servito Nebukadnezzar e i suoi successori e sopportato questa servitù per settantanni, Egli li avrebbe riportati nella terra dei loro padri, ed essi avrebbero ricostruito il tempio e avrebbero goduto dell’antica prosperità, Egli concesse loro la promessa.Giuseppe Flavio – Antichità giudaiche – volume secondo – libri XI-XX – UTET
Nel primo anno del regno di Ciro (era il settecentesimo anno dacché il nostro popolo era stato costretto a emigrare dalle proprie case in Babilonia) Dio ebbe compassione dello stato di schiavitù e della sfortuna di quegli infelici; come Egli aveva predetto loro per mezzo del profeta Geremia, prima della distruzione della Città, che dopo che avessero servito Nebukadnezzar e i suoi successori e sopportato questa servitù per settantanni, Egli li avrebbe riportati nella terra dei loro padri, ed essi avrebbero ricostruito il tempio e avrebbero goduto dell’antica prosperità, Egli concesse loro la promessa.